I derivati: cosa sono e a cosa servono.

I derivati sono strumenti finanziari piuttosto complessi dei quali solo gli addetti ai lavori conoscevano l’esistenza;

sono saliti alla ribalta delle cronache dopo la crisi del 2008 e il fallimento della banca d’affari Lehman Brothers.

Sui derivati sono stati espressi molti giudizi di natura morale, come se uno strumento di per sé potesse essere buono o cattivo.

In questo articolo non entrerò nel merito della questione da un punto di vista etico,

mi limiterò, invece, a spiegare cosa sono i derivati e, in particolare, cosa sono gli Interest Rate Swap, ossia un particolare tipo di derivati.

I derivati, come ho scritto all’inizio, sono strumenti finanziari;

la loro particolarità consiste nel fatto che il loro valore dipende, “deriva” appunto ecco perché si chiamano derivati, dall’andamento di un altro bene (asset) che viene definito sottostante.

A che cosa servono questi derivati? A proteggersi da vari rischi, anch’essi di natura finanziaria.

Nello specifico, essendo questo un blog in cui si parla di Forex, quindi di valute, esistono derivati per proteggersi dal rischio di cambio;

basti pensare ad una azienda, multinazionale, che si trova in Europa, quindi area Euro, ma che acquista la materia prima in un altro Continente pagandola in Dollari (esempio il caffè):

questa azienda è esposta al rischio di cambio e potrebbe decidere di acquistare strumenti derivati per proteggersi, ad esempio, dal rischio di un rialzo dei tassi.

Esistono derivati di qualsiasi natura, addirittura legati alle variazioni climatiche.

Come detto, in questo articolo parlerò di un particolare tipo di derivati: gli Interest Rate Swap (IRS).

Gli IRS sono tipi di derivati in cui è previsto che due parti (A e B) si scambino flussi di denaro:

questi flussi di denaro vengono calcolati applicando tassi di interesse diversi (cioè fisso e variabile) ad un capitale che viene definito “nozionale”.

In pratica: la parte A paga alla controparte B un interesse fisso calcolato sul nozionale e riceve un interesse variabile;

allo stesso modo la parte B paga alla controparte A un interesse variabile e riceve un interesse fisso.

Questo comporta che:

se aumenta il tasso d’interesse B paga A,

se diminuisce il tasso d’interesse A paga B.

La seconda condizione è quella in cui, purtroppo, si è trovato e si trova tutt’ora il Ministero del Tesoro italiano;

esso infatti ha acquistato una serie di IRS per coprirsi dal rialzo dei tassi,

tassi che invece, nel corso degli ultimi anni, sono stati costantemente abbassati fino a zero per via della crisi innescata dai mutui subprime e dal conseguente fallimento della Lehman Brothers.

Il Governo italiano era particolarmente esposto con la Banca d’affari americana Morgan Stanley la quale, nel 2011, chiese al Governo italiano la liquidazione del pacchetto di derivati;

il Governo italiano, dal canto suo, non poté far altro che piegarsi a tale richiesta e pagare un corrispettivo di 2,6 miliardi di euro alla Banca statunitense.

Il vero problema, ad oggi, è che lo Stato italiano è molto esposto con questo tipo di derivati: esposto sia perché le somme sono ancora cospicue sia perché i termini di scadenza sono ampi (fino al 2038).

n.b. è di stamattina la notizia che l’indice dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero in Germania è superiore al previsto (vedi qui)

questo, in parte, potrebbe spiegare il forte apprezzamento che sta facendo registrare l’Euro su tutte le valute più importanti.


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